CORSO DI FORMAZIONE
IL DISTURBO DA DEFICIT DELL’ATTENZIONE
CON IPERATTIVITÀ (ADHD):
L’ INTERVENTO INTEGRATO TRA
SCUOLA E SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Programma   Abstract          

 

Le basi neurobiologiche dell’ADHD e la razionalità degli interventi terapeutici

Alessandro Zuddas

Centro Terapie Farmacologiche in Neuropsichiatria dell'Infanza e dell'Adolescenza, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Cagliari, Cagliari

Il disturbo da defcit attentivo con Iperattività (conosciuto anche in Italia con l’acronimo inglese per Attention Deficit/Hyperactivity disorder, ADHD) è caratterizzato da difficoltà attentive, iperattività motoria (“ipercinesia”), difficoltà nell’inibizione delle risposte impulsive e alterazioni nella percezione e modulazione degli stimoli temporali. Specifici fattori psico-sociali ambientali si combinano con una predisposizione di natura genetica nel causare una compromissione biologica, relativamente frequente in età evolutiva, che può mostrare diverse manifestazioni cliniche dell’età prescolare all’età adulta. Recenti acquisizioni sulla neurobiologia della corteccia pre-frontale e di altre aree del Sistema Nervoso Centrale, hanno permesso un migliore conoscenza del disturbo e la definizione di strategie educative innovative.
La corteccia prefrontale modula l’abilità dell’individuo di formare rappresentazioni personali del mondo esterno al fine di pianificare, organizzare e monitorare sequenze di riposte cognitive e motorie basare su idee e pensieri piuttosto che sulla reazione immediata agli stimoli esterni. I neuroni piramidali della corteccia prefrontale si attivano quando l’individuo “mantiene” specifiche informazioni per analizzarle ed associarle con informazioni successive. L’attività di tali neuroni piramidali e’ modulata da diversi neurotrasmettitori quali dopamina e noradrenalina. Studi elettrofisiologici e di neuroimaging hanno mostrato specifiche alterazioni nella funzione della corteccia prefrontale ed in alte aree cerebrali (nuclei della base e cervelletto in particolare) nei soggetti con ADHD. Tali alterazioni sono risultate precoci, non progressive e non correlate ad eventuale precedente uso di farmaci. L’impulsività (difficoltà a modulare le risposte cognitive e motorie agli stimoli ambientali) appare correlata con le alterata funzione della corteccia prefrontale, la diversa percezione del tempo con le alterazioni di volume del cervelletto, l’iperattività motoria con le alterazioni morfologiche e funzionali dei nuclei della base.
La terapia per l’ADHD si basa sul tentativo di ovviare a tali alterazioni mediante un approccio multimodale che combina interventi psicosociali con terapie mediche. L’approccio psico-educativo è costituito da un varietà di interventi focalizzati a garantire al bambino maggiore struttura, maggiore attenzione e minori distrazioni anche mediante specifiche tecniche di ricompensa per comportamenti desiderati (rinforzo positivo) o di punizione/ perdita di privilegi per il mancato raggiungimento degli obiettivi desiderati. L’alterata percezione del tempo deve sempre costituire un punto cruciale nella messa punto di tali interventi psicoeducativi. Numerosi studi controllati con placebo hanno dimostrato da diversi decenni l’efficacia dei farmaci psicostimolanti nel migliorare, i sintomi dell’ADHD. Gli psicostimolanti inibiscono la capacità delle terminazioni sinaptiche di ricatturare dopamina e noradrenalina, modulandone l’azione a livello corticale e sotto corticale: tali farmaci riducano rapidamente le manifestazioni di irrequietezza, intattenzione ed impulsività, migliorando la qualità dell’interazione sociale e diminuendo l’oppositività e le condotte aggressive di natura impulsiva; negli ultimi anni, sono stati sviluppati anche altri farmaci quali l’atomoxetina che, privi del potenziale d’abuso degli psicostimolanti, hanno dimostrato un’efficacia simile. Occorre peraltro sempre considerare che non tutti i bambini ed adolescenti con ADHD necessitano di un trattamento farmacologico. Dopo attenta valutazione medica e neuropsichiatrica, la decisione di usare farmaci si deve basare sulla severità dei sintomi, sul consenso dei genitori e del bambino, sulle capacità del bambino, dei genitori e degli operatori scolastici e della salute del bambino di gestire i problemi comportamentali, e sui risultati dei precedenti interventi terapeutici.

 

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Aspetti clinici dell'ADHD

Domenico Mazzone
Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile, Università degli Studi di Catania, Azienda Policlinico, Catania

Il disturbo d'attenzione con iperattività-impulsività (ADHD) è una condizione caratterizzata da modificazioni talora così gravi del comportamento da influenzare sfavorevolmente l'armonico sviluppo del bambino.
L'interesse del Pediatra per tale condizione è legata sia dalle richieste della famiglia e della scuola in merito alle più opportune strategie di intervento psicopedagogico, sia all'esigenza, in casi selezionati, di attuare la terapia farmacologica mirata.
Sono quasi sempre i familiari che riferiscono l'estrema vivacità del bambino, la sua difficoltà a rispettare le regole, gli atteggiamenti oppositivi-provocatori, la difficoltà a raggiungere gli obbiettivi fissati , il suo disadattamento anche nelle attività ludiche.
Gli insegnanti riscontrano che il livello complessivo di apprendimento è quasi sempre inferiore alla media della classe,anche se talora può emergere la capacità di intuizione e la rapidità nell'espletamento di compiti , che non richiedano sforzo attentivo prolungato.
Il profilo comportamentale è stato ormai abbastanza ben definito mediante criteri di inclusione che valutano i seguenti aspetti: l'attenzione, la iperattività e l'impulsività. La prevalenza è stimata intorno al 3-5% in bambini in età scolare, è molto più frequente nei maschi che nelle femmine con un rapporto che varia da 4:1 a 9:1 a seconda dell'ambiente di rilevazione ( popolazione generale o soggetti ospedalizzati). L'ADHD si manifesta in diverse culture, con variazioni nella prevalenza riportata tra paesi occidentali che probabilmente derivano più dalle diverse prassi diagnostiche che a differenze nel quadro clinico.
Il disturbo è evolutivo , esordisce in età pediatrica mantenendosi nel 20% dei casi anche nell'adolescenza e nell'età adulta. Vari studi hanno dimostrato che è spesso familiare e può manifestarsi in conseguenza di un danno cerebrale.
La valutazione del soggetto con ADHD non è agevole nei primi anni di vita, sia perchè nei bambini di età inferiore a 4 anni il comportamento è spesso molto vivace, variabile , notevolmente legato a influenze ambientali, sia perchè i sintomi di disattenzione non possono essere facilmente rilevati, dato che i compiti a cui sono di solito sottoposti , non richiedono un'attenzione prolungata.
Nella pratica clinica l'iter diagnostico si avvale di:
1)    Anamnesi familiare e personale
2)    Osservazione del comportamento
3)    Valutazione cognitiva
4)    Esame della coordinazione motoria
1)    Anamnesi familiare e personale: è necessario indagare per un possibile danno cerebrale perinatale. Identificare sindromi che si associano al disturbo: X-fragile, Williams, S. fetoalcolica. E' opportuno approfondire la storia familiare di iperattività/impulsività e i disturbi dell'apprendimento, chiedere notizie sul livello di scolarizzazione e di apprendimento dei genitori, verificare l'evoluzione della motricità del soggetto nei primi due anni di vita, considerando i possibili fattori di rischio: prematurità (peso < gr 1500), traumi cerebrali, emorragie cerebrali, encefalopatia ipossico ischemica e altre affezioni neurologiche.
2) Osservazione del comportamento: è indispensabile osservare il comportamento del soggetto in vari contesti ambientali, analizzando la gamma di sintomi dell'ADHD, riportati nel DSM IV. Occorre definire gli aspetti qualitativi e quantitativi del disturbo e la sua persistenza nei vari contesti ambientali.
Bisogna , tuttavia, essere molto cauti in merito alla conclusione diagnostica, potendo trattarsi di comportamenti reattivi del bambino a situazioni familiari o scolastiche stressanti, che causano risposte esagerate, di solito transitorie.
3) Valutazione cognitiva: è opportuno valutare il livello di scolarizzazione, esaminare eventuali difficoltà di linguaggio, documentare i disturbi di lettura, di scrittura e di calcolo.
4) Coordinazione motoria: bisogna esaminare la coordinazione motoria generale e le abilità motorie grossolane e fini. I tests di valutazione standardizzati permettono nella maggior parte dei casi di giungere ad una diagnosi conclusiva.
Insieme all'esame clinico e ai criteri diagnostici del DSM IV essi sono utili anche per la verifica del cambiamento in corso di trattamento.
Tra le interviste semi strutturate la K-SADS P IIIR puo' fornirci utili indicazioni per orientarci verso una diagnosi di ADHD.
La Child Behavior Checklist/CBCL è un questionario tra i piu' diffusi per la valutazione del comportamento infantile: si tratta di un questionario per genitori di bambini dai 4 ai 16 anni, composto di 113 item che esaminano problemi emotivi ,comportamentali e altri aspetti relativi al funzionamento sociale.
E' disponibile anche il Conners' ADHD/DSM-IV Scales che è un breve questionario di screening somministrabile sia ai genitori sia agli insegnanti di bambini a rischio di ADHD; i questionari Conners valutano aspetti relativi a disattenzione , aggressivita' , impulsivita' , iperattivita' , disturbi psicosomatici e problemi legati all'ansia.
Molto usati sono l'ADHD Parent Interview di Russell e Barkley e il Brown Attention Deficit Disorders Scales (Brown ADD Scales, ) che rivela i sintomi di “inattenzione” elencati nel DSM-IV ed una serie di altri deficit cognitivi spesso presenti nei pazienti con ADHD con eta'maggiore di 12 anni.
Tra i test piu' diffusi ricordiamo il Matching Familiar Figure Test/MFFT costituito da 20 item; al soggetto viene presentata una figura- modello in alto e altre 6 figure in basso di cui solo una è identica al modello , mentre le altre 5 contengono qualche differenza; il compito del bambino è quello di scegliere ,tra le 6 figure , quella uguale al modello : se la scelta è corretta si prosegue con gli item successivi , se il bambino sbaglia viene invitato a cercare la figura appropriata.
Altri strumenti utilizzati per valutare le componenti attentive del bambino e in particolare le funzioni esecutive sono: il Wisconsin card sorting test ( wcst ), il Test delle Campanelle e il Continuous Performance Test/CPT indicato per misurare la vigilanza, l'attenzione sostenuta e l'impulsivita'.
Il Consiglio Direttivo della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza ha approvato nel giugno del 2002 le linee guida per l'ADHD. Esse scaturiscono dai risultati della specifica situazione Italiana, dalla revisione della letteratura Internazionale e sono ispirate alle linee guida dell'American Academy of Child Adolescentt Psychiatry.
In seguito ad una conferenza nazionale di “Consensus” su Indicazioni e strategie terapeutiche per i bambini e gli adolescenti con disturbo da deficit attentivo e iperattività sono stati concordati nel Marzo 2003 a Cagliari, alcuni punti significativi:
Innanzitutto, le famiglie devono essere informate, in modo comprensibile ed esaustivo, della natura del disturbo e delle diverse strategie terapeutiche possibili, nei Centri di riferimento per la malattia e delle Associazioni delle famiglie.
Gli interventi psico-educativi sono particolarmente indicati per le forme di ADHD in età prescolare, per le forme meno gravi o con prevalenza inattentiva, per le forme senza grave impulsività, aggressività o disturbi della condotta.
Sono, inoltre, opportuni quando i genitori o il soggetto non accettano l'intervento farmacologico.
Ogni intervento va adattato all'età, alla gravità dei sintomi, ai disturbi secondari, al livello cognitivo e alla compliance della famiglia. Il “Parent Training” ha lo scopo di suggerire ai genitori le modalità più adeguate per gestire il problema e migliorare la qualità delle relazioni all'interno della famiglia.
L'intervento sugli insegnanti ha lo scopo di favorire l'integrazione sociale del bambino nell'ambito della scuola e favorire lo sviluppo dei processi di apprendimento.
L'intervento farmacologico, quando è necessario, va concordato con i genitori (consenso informato firmato dai genitori o dai tutori legali) e spiegato al bambino in maniera adeguata alla sua comprensione con attenta valutazione delle implicazioni psicologiche della somministrazione del farmaco.
Gli psicostimolanti sono i farmaci di prima scelta , soprattutto per i soggetti con forme gravi di ADHD.
Il metilfenidato è il farmaco più usato e risulta efficace in circa i due terzi dei soggetti trattati. Deve essere utilizzato con prudenza nei bambini con ADHD che presentano sintomi o storia familiare di disturbo bipolare, tics o sindrome di Gilles de la Tourette, ipertiroidismo o tireotossicosi, cardiopatie, glaucoma e nei bambini con epilessia.
Il ruolo del pediatra e' necessario per il monitoraggio di eventuali effetti indesiderati.
La terapia con metilfenidato viene iniziata dopo aver valutato attentamente la storia clinica del bambino e ascoltati anche gli altri operatori (psicologo, pediatra di famiglia, assistente sociale, etc.) che si prendono cura della salute del bambino e della sua famiglia. Appare opportuno che la prima prescrizione venga effettuata dal Neuropsichiatra Infantile in Centri di Riferimento accreditati indicati dalle singole regioni. L'iter diagnostico e terapeutico per i soggetti con ADHD dovrebbe far riferimento a tali Centri, che dovranno prevedere in organico od in convenzione le figure professionali del pediatra, dello psicologo, del pedagogista e dell'assistente sociale.
Ogni soggetto con ADHD deve seguire un piano terapeutico individualizzato, di cui dovrà essere prevista la durata del trattamento (massimo sei mesi, rinnovabili), e deve essere monitorato dal personale del Centro di Riferimento per la valutazione dell'efficacia e della tollerabilità, dopo il primo , il secondo , e il quarto mese , e successivamente almeno ogni sei mesi. La valutazione nei periodi intermedi potrà essere effettuata dal neuropsichiatra infantile delle strutture territoriali in collaborazione con il pediatra di famiglia, lo psicologo e l'assistente sociale. Il neuropsichiatra infantile delle strutture territoriali o il pediatra potrebbero effettuare la prescrizione del farmaco, nei periodi intermedi attenendosi a quanto previsto dal piano terapeutico del Centro di Riferimento. Viene consigliata la sospensione del trattamento , almeno una volta all'anno (es. nelle vacanze estive).
Per una più appropriata pianificazione dei futuri interventi, la conferenza di “consensus” suggerisce un Censimento dei Centri di Riferimento esistenti e dei casi seguiti, quale attività della SINPIA e delle Associazioni dei Genitori; uno Studio epidemiologico formale che definisca la prevalenza ed incidenza nazionali dell'ADHD e delle variabili a questa associate, oltre ai diversi approcci diagnostici e terapeutici; un Registro nazionale dei casi di ADHD associati alle prescrizioni di Metilfenidato.

 

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La diagnosi di ADHD: il ruolo dei servizi di NPI nell’integrazione scolastica.

Renato Scifo
Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile, Presidio Ospedaliero di Acireale, ASL 3 - Catania


La Società Italiana Di Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza ha definito le Linee Guida per la diagnosi e il trattamento dell’ADHD che saranno il perno delle modalità di intervento dei Centri di riferimento accreditati dagli assessorati regionali alla sanità. I Centri di riferimento, quali quelli appartenenti alle Aziende Sanitarie Locali, hanno il delicato compito di definire il momento diagnostico raccordandolo con l’intervento di presa in carico abilitativa in cui appare fondamentale la collaborazione sinergica con gli operatori scolastici. La rete dei servizi territoriali di NPI dispone di competenze multiprofessionali (NPI,psicologo, pedagogista,assistente sociale) indispensabili per l’attuazione degli interventi psico-educativi previsti che precedono o affiancano l’eventuale intervento farmacologico. Sono stati individuati strumenti validati quali questionari,per es. scala Conners per insegnanti, che integreranno i test e le scale di osservazione applicate dall’equipe coordinata dal NPI. Un momento informativo-formativo per gli operatori scolastici deve precedere la fase diagnostica differenziale, per i diversi quadri psicopatologici possibili a fronte di apparente semeiologia da Deficit d’attenzione con iperattività, e successivo progetto terapeutico psicoeducativo personalizzato che, oltre al parent training, deve prevedere specifici interventi psicopedagogici valorizzanti le risorse scolastiche per gli obiettivi di apprendimento e integrazione sociale



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IL REGISTRO NAZIONALE ADHD

Stefano Vella
Direttore del Dipartimento del Farmaco, Istituto Superiore di Sanità, Roma

Il registro vincola la prescrizione del Metilfenidato alla predisposizione di un piano terapeutico semestrale da parte del Centro clinico accreditato alla diagnosi e terapia (Centro di riferimento). Questo passaggio è finalizzato a garantire accuratezza diagnostica e ad evitare un uso improprio del farmaco.
La terapia con metilfenidato deve essere iniziata dal neuropsichiatra infantile dopo aver valutato tutte le informazioni disponibili e sentiti gli altri operatori sanitari e sociali (psicologo, pediatra di famiglia, assistente sociale, etc.) che si prendono cura della salute del bambino e della sua famiglia. Appare opportuno che la prima prescrizione avvenga in Centri di Riferimento indicati dalle regioni (almeno uno per regione) operanti presso strutture accreditate di Neuropsichiatria Infantile. Tutto il percorso diagnostico e terapeutico per i bambini ed adolescenti con ADHD deve far riferimento a tali Centri, che dovranno prevedere in organico od in convenzione le figure professionali del pediatra, dello psicologo, del pedagogista e dell’assistente sociale.
I bambini in terapia con metilfenidato devono essere monitorati regolarmente. Per ogni bambino, viene predisposto un piano terapeutico personalizzato che prevede il controllo clinico da parte del neuropsichiatra infantile del Centro di riferimento dopo una e quattro settimane di terapia per la valutazione dell’efficacia e della tollerabilità. Qualora venga deciso di mantenere la terapia farmacologica, saranno programmati controlli clinici almeno dopo 5 mesi e successivamente almeno ogni sei mesi. Il piano terapeutico deve riportare la durata prevista del trattamento (massimo sei mesi, rinnovabili). La valutazione nei periodi intermedi sarà effettuata dal neuropsichiatra infantile delle strutture territoriali in collaborazione con il pediatra di famiglia. In questi controlli intermedi, il neuropsichiatra infantile delle strutture territoriali o il pediatra possono effettuare la prescrizione del farmaco, attenendosi a quanto previsto dal piano terapeutico del Centro di Riferimento che dovrà accompagnare (in copia) la ricetta. Appare opportuno sospendere, almeno una volta all’anno (es. vacanze estive), il trattamento farmacologico per verificarne la reale necessità.
Ogni bambino con diagnosi di ADHD deve essere seguito con visite periodiche per almeno due anni. Saranno attentamente monitorate l’intensità dei sintomi, la compromissione globale, l’eventuale comorbidità e/o comparsa di complicanze, l’efficacia e tollerabilità degli interventi terapeutici.
L’ISS è responsabile della qualità e veridicità dei dati presenti nel data base centrale e presso i centri di riferimento regionali. I centri di riferimento regionali sono responsabili della qualità e veridicità dei dati trasmessi.
I dati relativi ad ogni bambino iscritto nel registro saranno immessi su CRF di arruolamento e di follow up presenti su un’area protetta del portale www.iss.it cui i centri, i servizi territoriali di Neuropsichiatria Infantile e i pediatri potranno accedere mediante userid e password. Nei casi in cui non sia disponibile un collegamento internet il CRF potrà essere inoltrato via fax o via posta prioritaria ai centri di riferimento regionali. Il data warehouse del registro è allocato presso l’Istituto Superiore di Sanità che è responsabile della sua protezione e gestione. Su indicazione del Comitato Scientifico del registro o su richiesta degli attori dello stesso possono essere svolte visite di audit. Ogni sei mesi l’Istituto Superiore di Sanità produrrà dei report sull’attività del registro. Il registro sarà attivo per due anni dal momento della sua attivazione.



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La terapia farmacologica dell’ADHD

Filippo Drago
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Clinica, Università degli Studi di Catania, Catania

Il disturbo dell’attenzione con iperattività (ADHD) è una comune alterazione comportamentale riscontrata nel 3-7% dei bambini in età scolare (American Psychiatric Association, 2000), caratterizzata da intensa attività motoria, impulsività, disattenzione, a cui spesso si associano anche ansia e depressione. Diversi sistemi neurotrasmettitoriali possono potenzialmnete essere coinvolti nell’ADHD, ma le maggiori evidenze finora accumulate riguardano soprattutto il coinvolgimento delle catecolamine, dopamina e noradrenalina.
Alcuni studi hanno dimostrato che dal 50% all’80% dei bambini con ADHD presentano un miglioramento clinico se utilizzano farmaci psicostimolanti. I farmaci più comunemente utilizzati appartengono alla famiglia delle amfetamine e bloccano i trasportatori di dopamina e noradrenalina. Essi sono il metilfenidato (Ritalin), la D-amfetamina (Peredine) e la pemolina (Cylert). Lo scopo della terapia stimolante nell’ADHD é quello di aumentare l’abilità del bambino ad esercitare l’autocontrollo quando necessario. L’indicazione primaria per l’utilizzo di farmaci psicostimolanti include il deficit d’attenzione, l’impulsività e l’iperattività che residuano dopo il deterioramento funzionale osservato a scuola e a casa. I farmaci psicostimolanti possono anche avere un ruolo nel trattamento del bambino con disattenzione ed impulsività ma senza iperattività. La terapia stimolante migliora l’apprendimento a breve termine, prolunga la capacità d’attenzione, e migliora i risultati degli scopi prefissati, cioè l’autocontrollo del bambino. Inoltre, risulta anche migliorata la concentrazione ed é ridotta l’impulsività insieme con l’iperattività ed il comportamento aggressivo.
Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia del metilfenidato, della D-amfetamina e della pemolina nel trattamento di bambini con sintomi di ADHD. Studi comparativi hanno dimostrato una lieve superiorità del metilfenidato rispetto alla D-amfetamina. Ulteriori studi hanno dimostrato la stessa efficacia o la lieve superiorità del metilfenidato e della D-amfetamina sulla pemolina. Il metilfenidato é, nella pratica clinica, lo psicostimolante più comunemente impiegato nella terapia dell’ADHD ed é considerato il farmaco di scelta da alcuni ricercatori. Anche la D-amfetamina é considerata farmaco di scelta per la sua efficacia simile a quella del metilfenidato, e per il minor costo. Entrambi i farmaci producono effetti sul comportamento approssimativamente un’ora dopo l’assunzione ed hanno una durata d’azione di circa 4-6 ore, con la necessità quindi di ripetere la dose più volte al giorno.
L’atomoxetina, che blocca il trasportatore presinaptico della noradrenalina ed ha minima affinità per i trasportatori di dopamina e serotonina, ha dimostrato di svolgere un’efficace attività clinica in studi clinici controllati su bambini ed adolescenti con ADHD.

 

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Il bambino ADHD a scuola: autoregolazione cognitiva e strategie metacognitive in ambito scolastico

Evelina Maffey
Referente Provinciale A.I.F.A. Onlus, Agrigento

Quali sono le sensazioni, le emozioni, il senso di disagio, il senso di inadeguatezza, le frustrazioni di un bambino adhd? Che cosa gli passa per la testa, che cosa pensa e come percepisce il mondo e gli altri? Quali sono i suoi pensieri? “Vorrei entrare nel tuo mondo di sogni e di fantasie e cercare di capire dove viaggi” Ho sentito una volta da una insegnante di francese parlare ad un ragazzino adhd che perdeva sempre le cose e anche quando faceva i compiti o riusciva a studiare bene la lezione, inevitabilmente si dimenticava i quaderni o i libri per poi piangere fino alla disperazione. L'ho visto, una volta sbattere la testa contro il muro e rinchiudersi dentro se stesso e dire poi ad alta voce, con la mimica di un fumetto televisivo: “ e adagio adagio, io divento malvagio”. Poi si incupiva perché era consapevole che questo mondo lo stava portando alla disperazione, lui non voleva ma era più forte di lui correre, reagire d'impulso, scappare via o perdersi in fantasticherie, in mondi lontani.
Si può avvertire nella modifica della diagnostica dell'adhd un passaggio in campo semantico: se nella diagnosi 'ipercinetica del bambino' (1968) si evidenziava l'aspetto motorio con un evidente influsso behaviouristico di stampo comportamentale, nel ICD-10 e nel DSM-IV (con i tre sottotipi disattento, combinato ed iperattivo) emerge l'aspetto evolutivo strutturato specificatamente per i disturbi dell'infanzia e nello specifico l'aspetto cognitivo a rivelare gli influssi cognitivi (Bruner,Chomsky).
La scuola, in particolar modo quella elementare nei Nuovi Programmi, secondo l'insegnamento di Bruner afferma che bisogna “sviluppare la cognitività nei bambini e organizzare le proprie conoscenze ed il proprio bagaglio culturale”. Che cos'è la cognività nel bambino e come possono gli insegnanti adoperarsi al fine di sviluppare questa cognitività? In una scuola dove l'accento viene posto più sui risultati che sui processi viene difficile chiedersi come si possono misurare, o diciamo quantificare i processi cognitivi, potenziarsi e sviluppare nel discente la metacognizione che non è altro che la consapevolezza di come funzionano il proprio processo di apprendimento e la valutazione del proprio modo di conoscere e pertanto ad insegnare ad imparare secondo l'ottica di un'educazione permanente. I processi cognitivi sono “attenzione-percezione-memoria-pensiero”: tra cui l'Attenzione che si può suddividere in 'selettiva', 'focale', 'mantenuta e o sostenuta', 'concettuale', 'divisa','shift” (spostamento rapido); ma nel bambino adhd si potrebbe dire che 'mal funziona', è poco regolata l'attenzione 'sostenuta o mantenuta' e a volte insieme anche quella 'selettiva' proprio per la difficoltà oggettiva del bambino adhd di inibire gli stimoli esterni e potersi concentrare sul proprio oggetto di lavoro e poter distribuire a livello attentivo le risorse secondo il proprio livello psicofisiologico, il quale è a sua volta determinato dal livello complessivo di stimolazione dell'ambiente in uno specifico momento. Nel complesso nel bambino adhd viene a mancare l'autoregolazione cognitiva e cioè l'organizzazione ed il controllo dei processi cognitivi proprio perché c'è un deficit delle funzioni esecutive, un'eccessiva sensibilità ai rinforzi e un deficit nella regolazione degli stati fisiologici nella mancanza o difficoltà ad inibire gli impulsi. Vygotskij ha sottolineato l'importanza del linguaggio nella formazione dell'autoregolazione perché il bambino prima indica gli oggetti all'esterno e solo progressivamente il linguaggio diventa interno e da interiore realizza quella forma di pensiero interno che autoregola i propri processi psichici e che ha la funzione di fare da 'controllo' e da filtro verso l'esterno. Al bambino adhd manca questo sviluppo verbale ed anche per questo 'spara le risposte' prima di pensare oppure trova difficoltà a trovare delle soluzioni per problemi in quanto non valuta la situazione attentamente, non utilizza il ventaglio di soluzioni possibili e quindi entra in conflitto con i compagni, è meno disponibile alla collaborazione oppure appare più annoiato nell'apprendimento.
Secondo Barkley il deficit delle funzioni esecutive porta ad una riduzione (secondo gli studi realizzati) del 30%. Quindi gli insegnanti dovrebbero considerare che è molto probabile che ci sia una discrepanza tra la capacità intellettuale propria del bambino il quale può dimostrare di essere competente ed anche ricco in campo verbale e allo stesso tempo carente nella realizzazione di compiti od attività. In breve il bambino adhd ha difficoltà nella 'performance' nell'esecuzione.
È importante stabilire un rapporto positivo di empatia e comprensione nei confronti del bambino adhd secondo la RET “io sono okey, tu sei okey” nonché l'importanza della risposta fisica (stroking). Il bambino dovrà essere parte integrante della classe e partecipe alla vita scolastica secondo il cooperative learning e facendo leva sui suoi 'punti forza' e sottolineando quello che riesce a fare piuttosto che sui propri errori o su quello che non è riuscito a fare. Quindi si utilizzerà un linguaggio positivo e di rinforzo con feedback evitando di usare delle negazioni o domande retoriche:” Perché non sei stato attento o non hai finito?” Meglio: “Bravo! Ora fai più attenzione e sottolinea o evidenzia con il colore quello che leggo oppure ripeti quello che ho raccontato ecc.”
Per facilitare al meglio le funzioni esecutive è opportuno frazionare la lezione in micro-unità didattiche da riprendere ciclicamente.
Barkley suggerisce delle strategie nella gestione della classe.
Ne derivano delle considerazioni di base sull'insegnamento ad un bambino ADHD ovvero suggerimenti didattici, quali:
- non far ripetere una classe al bambino
- controllo del comportamento da parte del gruppo
- diminuzione del carico di lavoro
- sequenza degli obiettivi: prima la produttività, poi la precisione
- assegnazione dei compiti per casa settimanalmente
- consentire un po' di irrequietezza nell'area di lavoro
- porre degli intervalli negli o tra gli esercizi, frazionarli
- sottolineare i testi con evidenziatori colorati
- annunciare i compiti all'inizio della lezione
- assegnare un compagno di studi per fare i compiti
- sviluppare il tutoring anche con coetanei al di fuori della scuola
- alternare attività a basso ad altre a più alto gradimento
- animare le lezioni, in modo teatrale, drammatico anche enfatizzando il tono della voce, quando occorre;
- dare meno/non dare compiti ai bambini nelle elementari (massimo 10 min. per ogni livello di classe scolastica) e non fare finire gli esercizi di classe a casa.
Quindi, conferire gli incentivi con mezzi diversi quali:
- conferire lodi, approvazioni, apprezzamenti (manager per un minuto)
- adottare sistema a gettoni o a punti per determinare le conseguenze dei comportamenti.
Ancora, realizzare la scheda giornaliera di comportamento al fine di tenere nota dei miglioramenti, anche per finalità statistiche compilata da ogni insegnante alla fine della lezione.
Le regole e il tempo:
- un manifesto in forma di poster con le regole per ciascun periodo di lavoro
- utilizzo di timer, orologi, segnali temporali registrati.
Verso l'autogestione:
- ogni giorno il bambino registra la sua produttività su una scheda o grafico che viene esposto pubblicamente
- il bambino si auto-valuta su una scheda di comportamento giornaliera
- l'insegnante gli dà un segnale per ricordargli di fare l'auto-valutazione (“Turtle”)



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“IO E L’ADHD”

Giovanni Bracchitta
Referente Provinciale AIFA Onlus
Ragusa

Clinicamente l’ADHD è un disturbo neurobiologico multifattoriale,per il ragazzo è un qualcosa con cui convivere tutti i giorni,un disturbo che a volte controlla che cerca di capire, ma spesso molto spesso non ci riesce e allora si chiede perche. Sono tante le domande a cui non trova risposta.
Perché non riesco a seguire a scuola le lezioni, non riesco a stare fermo, mi distraggo sempre, non vorrei disturbare gli altri ma le lezioni sono sempre troppo lunghe e io devo pur muovermi.
A casa sono troppo lento nei compiti, mi dimentico che sto mangiando, disturbo mio fratello.
Fuori i compagni mi evitano, l’unico amico che mi rimane sono io.
Un ragazzo ADHD è irascibile, agitato, nervoso, distratto, irrequieto? No! È un bambino solo! Che vuole essere compreso, che si aspetta dagli adulti di essere aiutato,capito amato.
Quando questo non succede o ci viene difficile comprenderlo,allora quel soggetto diventa un bambino cattivo, troppo tempo per recuperarlo, meglio emarginarlo. E poi con l’ADHD è tutto più facile, non si vede! È la malattia invisibile forse c’è, forse esiste o forse no, o è solo frutto del progresso. Ma si, ci conviene pensare che sia così è tutto più semplice, magari aspettiamo che la medicina faccia ancora ricerca, poi in futuro si vedrà.

“E io? Io cosa faccio nel frattempo come mi debbo comportare?”


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IL RUOLO TERAPEUTICO DELLA FAMIGLIA

Janine Scibetta
Referente Regionale Sicilia AIFA Onlus
Palermo

Nel contesto dell’approccio terapeutico complesso e multimodale un ruolo fondamentale alla pari con le cure farmacologiche e comportamentali è assunto dai genitori nel seguire una serie di principi atti ad aiutare il bambino ADHD a superare le proprie difficoltà. L’insegnamento delle tecniche di aiuto e sostegno avviene durante il parent-training, da un lato, ed i gruppi di mutuo-aiuto per favorire gli scambi e la collaborazione tra genitori che vivono e sperimentano sulla propria pelle una quotidianità non sempre facile.
Faccio riferimento alla guida del Prof. Russel Barkley, noto studioso dell’ADHD che da oltre 20 anni dedica tutto il proprio impegno e studio per questo disturbo. Russel Barkley in questa sua guida, parte dall’asserto che l’ADHD è un disturbo legato ad un deficit nell’auto-controllo e delle funzioni esecutive fondamentali che servono per pianificare, organizzare e portare a termine il comportamento umano su lunghi periodi. Barkley suggerisce di fissare la lista dei 1 principi guida sullo specchio del bagno, su una parete del proprio ufficio per poter dare un’occhiata quando ci si alza e ricordarli durante il giorno.
1. Fornire al bambino ritorni (feedback) e ricompense più immediati
I bambini ADHD sembrano vivere molto di più sotto il controllo del momento, per cui si cerca di diventare parte di quel momento con continui feedback positivi e ricompense immediate quali complimenti, manifestazioni fisiche di affetto, regali, punteggi, privilegi.
2. Dare al bambino feedback più frequenti
I bambini con ADHD necessitano di feedback rapidi e frequenti. La tenacia dei genitori dovrà essere conservata soprattutto quando stanno provando a cambiare in modo significativo una cattiva condotta. Durante il periodo di lavoro il genitore dovrà elogiare frequentemente il bambino e invogliarlo a rimanere sul compito fornendogli parole di incoraggiamento al fine di continuare al lavorare con forza.
3.Utilizzare un alto numero di mezzi e premi
È proprio la natura biologica della disturbo che impone ad usare mezzi o premi più grandi, più significativi e talvolta materiali per sviluppare e mantenere positivi i comportamenti del bambino ADHD.
4. Usare incentivi prima della punizione
La punizione da sola in assenza di buone ricompense e feedback positivi, non è molto efficace e porta a risentimento e ostilità.
I genitori devono frequentemente ricordare la regola “il positivo prima del negativo” partendo dal presupposto che il bambino ADHD riceve già abbastanza punizioni ed umiliazioni da coloro che non comprendono il suo disturbo.
5. Sforzarsi di raggiungere la coerenza
La coerenza significa quattro cose importanti: 1) essere coerenti nel tempo, 2) non scoraggiarsi troppo presto, 3) rispondere sempre allo stesso modo anche in contesti diversi, 4) essere sicuri che entrambi i genitori stiano usando gli stessi metodi.
6. Agire, non parlare
Agendo rapidamente e frequentemente il nostro bambino con ADHD si comporterà meglio. Riprendere a parlare, invece, significherà ottenere un aggravamento e la mancata obbedienza.
7. Prevedere le situazioni problematiche
Il genitore potrà preservarsi dall’angoscia anticipando le situazioni problematiche considerando prima del tempo il modo migliore per affrontarle, sviluppando un piano di azione prima di entrarci e condividendo prima il piano con il bambino e quindi seguendolo passo passo.
8. Assumere una prospettiva di disabilità
Bisogna provare a mantenere una certa distanza psicologica e ricordarsi della disabilità ogni giorno, specialmente quando stiamo provando ad affrontare un comportamento distruttivo.
9. Non personalizzare il disordine o i problemi del tuo bambino
I genitori non devono mai permettere che il loro senso di auto-stima e di dignità personale risultino intaccati. Restiamo calmi, manteniamo un senso di humour, proviamo a seguire i principi. Talvolta bisogna allontanarci dalla situazione per un momento andando in un’altra stanza per riprendere le risorse mentali e il controllo sui nostri sentimenti.
10. Praticare il perdono
Bisogna perdonare il bambino, gli altri e se stessi ogni giorno..

I gruppi di mutuo aiuto
I genitori per il loro grosso impegno necessitano di essere sostenuti ed aiutati non solo dalla scienza medica e psicologica ma anche da chi è costretto a percorrere la stessa strada. Essi sono costituiti da pari che si uniscono per assicurarsi reciproca assistenza nel soddisfare bisogni comuni, per superare un comune handicap o un problema di vita oppure per impegnarsi a produrre desiderati cambiamenti personali o sociali. Possono rappresentare quell’anello di forza molto efficace nella politica di aiuto e di sostegno per i bambini e le famiglie con problematiche complesse, laddove resta fondamentale non dimenticarsi che dietro ad ogni bambino c’è e deve esistere una famiglia forte sulla quale bisogna impiegare ogni sforzo perché si senta sorretta.



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